Chi è il bambino per noi…

La nostra scuola, di ispirazione cattolica, vede nel bambino un essere unico, originale, irripetibile. Un essere che si può pensare, amare, curare, ma non definire. Un bene assoluto portatore di bisogni, ma anche di doni.

Come Dio ci ama così noi vogliamo amare e rispettare i bambini per quello che sono.

Ci riconosciamo nella definizione di Froebel dell’uomo come “Gemma dell’albero della vita” e nel suo invito all’educatore di fare emergere l’infinito nel finito, l’eterno nel temporale, il divino nell’uomo. Con questo sguardo sul bambino ci sentiamo di essere vicini alla richiesta di personalizzazione proposta dalla riforma Moratti (2007) nel suo senso più ampio: lasciar essere la persona senza lasciarla perdere, ma accompagnandola nel suo protendersi al mondo.

Uno sguardo attento, incoraggiante, amorevole aiuta il bambino a sentirsi persona, a scoprire ciò che possiede, ad affacciarsi positivamente al dono della vita, a costruire la propria identità, una coscienza di sé non egocentrica ma costruita nella memoria, nel dialogo, nell’incontro, nella relazione e soprattutto nello sguardo prospettico.

Progettare l’azione educativa per la prima infanzia significa anzitutto “aver a cuore il potenziale di ciascun bambino e del suo contesto familiare, partendo dalla consapevolezza che il bambino e la sua famiglia sono le prime risorse attive dello sviluppo e dell’educazione.

Ma l’aver a cuore non è solo emozione o sentimento, è assunzione di responsabilità che si concretizza anche nella costruzione professionale di contesti accoglienti, amichevoli, pazienti, stimolanti, aperti, creativi, fatti di relazioni significative, sensate, direzionate tra le persone e con le cose, in cui il benessere e il giocare sono condizioni ed opportunità di realizzazione del potenziale di ciascuno, pedagogicamente orientate al ben-essere (ovvero al diventare/essere persone buone, virtuose) dei bambini e degli adulti che condividono l’esperienza educativa. Mente e mano, insieme al cuore -come già insegnava Pestalozzi- sono le vie della comunicazione educativa in cui si esprime la progettualità del possibile, senza attendismi né anticipazionismi. Per la scuola dell’infanzia si tratta di predisporre un ambiente fatto di condivisione, in cui si collocano interventi didattici attivi, mirati, diretti nel giusto momento, non solo tempestivamente.


Sono proprio le cure quotidiane (l’accoglienza, il gioco, l’igiene quotidiana, maternage, il pranzo, il ricongiungimento, ecc…) a creare una rete di abitudini all’interno della quale, come in una “tana” sicura, il bambino può poi affrontare, nel gioco libero, nelle attività mirate, una serie di esperienze motorie, manipolative, espressive e simboliche ricche di novità ed imprevedibilità. E’ attraverso i gesti quotidiani che il bambino impara a orientarsi nel tempo e nello spazio, misura le proprie forze, acquista sicurezza in sé stesso e fiducia nel mondo. Ogni momento diventa per il bambino esplorazione e scoperta cognitiva.


LA NOSTRA ISPIRAZIONE PEDAGOGICA

GIANFRANCO ZAVALLONI E LA PEDAGOGIA DELLA LUMACA

La pedagogia della lumaca e I diritti naturali di bambini e delle bambine sono grandi principi ispiratori della nostra impostazione pedagogica quotidiana.
La pedagogia della lumaca esprimere nel “perdere tempo per crescere” la necessità di una ritmo lento a scuola: “perdere tempo è guadagnare tempo “diceva Rousseau. La lentezza, intesa come tempo a misura di bambino, non un percorso dritto, netto, già precostituito, ma un percorso che si co-costruisce con il bambino, dando possibilità a tutti di conoscere, capire, ma anche approfondire, deviare, sbagliare, andare a fondo, interrogarsi su significati ed inventandone di nuovi.
I diritti naturali invece richiamano l’importanza nella scuola moderna di lasciare spazio ai sensi, agli odori, all’uso delle mani, all’ozio, alla natura. In questa direzione si iscrive anche il nostro progetto dell’orto botanico-didattico.
In questa prospettiva pedagogica l’errore è un fondamentale strumento di crescita:

L’errore è uno strumento didattico fondamentale. Ma l’aspetto che più mi interessa è l’errore come risposta creativa, come nuova opportunità che la mente e la mano dell’uomo utilizzano per dare nuove risposte, per creare nuove soluzioni. (Errare, voce eretica del verbo creare – 2012 – G. Zavalloni).

Il percorso educativo-didattico non è quindi per noi una strada univoca che porta ad un bersaglio da colpire, ma un pensiero ed un percorso costruito insieme ai bambini, modulato a seconda delle loro domande, bisogni, necessità ed errori. In fondo anche il pensiero scientifico trova le basi in una modalità procedurale di “prove ed errori”, ipotesi da verificare, tesi da confutare.

 

ALBERTO MANZI E L’EDUCAZIONE AL PENSIERO CRITICO

Alberto Manzi, IL MAESTRO per eccellenza, è ispirazione del nostro operato come insegnanti all’interno del mondo della scuola. Egli infatti concepiva l’insegnamento come più di una semplice professione, ma come un accompagnamento ed una condivisione del percorso scolastico vissuto per ed insieme agli alunni.

Alberto Manzi inoltre rivendica un grande ruolo all’educazione al senso critico, fin dai primi anni di vita: una scuola che attraverso il fare educhi a pensare, un fare non fine a se stesso, ma l’attività mediata dall’adulto, costruita, commentata, rielaborata attraverso il linguaggio che struttura il pensiero.
“Se la scuola è una scuola del fare, del costruire il proprio sapere attraverso le esperienze, lo studiare diventa gioia di scoperta (…). E’ importante dunque che il bambino faccia, costruisca, smonti…ma è altresi importante parlare con il bambino, far parlare il bambino. Per spiegarci quel che sta facendo, il bambino è costretto a chiarire a se stesso e le azioni e il perché delle azioni, il che significa confrontare esperienze passate, metterle in relazione con le nuove, riesaminare tutto quel che si sapeva o si credeva di sapere su un certo argomento per costruire un nuovo concetto.”
(“Educare a pensare”, 1989, A. Manzi)

 

LORIS MALAGUZZI E IL BAMBINO PROTAGONISTA

Loris Malaguzzi crede fermamente che ciò che i bambini apprendono non discende automaticamente da un rapporto lineare di causa-effetto tra processi di insegnamento e risultati, ma è in gran parte opera degli stessi bambini, delle loro attività e dell’impiego delle risorse di cui sono dotati.
I bambini svolgono sempre un ruolo attivo nella costruzione e nell’acquisizione del sapere e del capire. L’insegnante è quindi chiamata ad essere un regista del processo educativo, offrendo situazioni, setting e strumenti utili ad innescare processi di apprendimento.
Malaguzzi inoltre sottolinea l’importanza del processo e non del prodotto finale e di strumenti come l’osservazione e la documentazione (individuale e collettiva) dei processi vissuti.

 

LA LETTURA AD ALTA VOCE

Numerosi studi e ricerche mostrano l’importanza della lettura ad alta voce nella vita dei bambini, fin dalla nascita, anzi fin dalla vita uterina, sia per lo sviluppo cognitivo ed affettivo, ma anche per il benessere del bambino.
Noi consideriamo il momento della lettura ad alta voce uno “stare in relazione” dall’adulto con il bambino, ma anche dei bambini di fra di loro: nelle storie i bambini possono riconoscersi, sentirsi meno soli, capire, farsi domande,…trovare un senso alla realtà che li circonda ed al loro vissuto.
Inoltre provano in benessere psicofisico di un adulto che legge, come gesto di cura, verso il bambino.
L’albo illustrato è inoltre anche il primo strumento di cultura e di estetica con il quale il bambino si confronta.
Per tutti questi motivi la scuola si fa promotrice di diverse occasioni di promozione della lettura ad alta voce attraverso un vero e proprio progetto ad hoc “Bhook…i libri..un appiglio per crescere!” che ogni anno (Allegato 4):
-in ogni sezione è predisposto un angolo lettura accessibile ad ogni bambino
-la scuola è dotata di una fornita biblioteca attraverso la quale poter sperimentare periodicamente il prestito bibliotecario interno alla scuola
-le sezioni frequentano la sezione ragazzi della Biblioteca cittadina (biblioteca Malatestiana)
-all’interno di ogni sezione si dedica almeno un momento quotidiano alla lettura di albi illustrati
-viene dedicato uno spazio di comunicazione con i genitori relativo alla lettura: sia attraverso la bacheca di ingresso, sia attraverso una newsletter ogni mese vengono recensiti dalle insegnanti due albi illustrati consigliati ai genitori per la lettura ad alta voce
-viene organizzato un evento speciale di “lettura ad alta voce” per la giornata mondiale del libro (20 aprile 2017)
-per quest’anno scolastico sarà proposto un momento di formazione per i genitori sul tema della lettura ad alta voce
-saranno previste attività laboratoriali di narrazione e ascolto delle storie

 

DAL CORPO AL SEGNO: APPRENDIMENTO ATTRAVERSO L’ESPERIENZA

Come già abbiamo messo in luce nell’ispirazione pedagogia riferita a Loris Malaguzzi, il bambino è il protagonista attivo dell’esperienza: le attività che noi proponiamo sono proprio “esperienziali” , nella quali il bambini apprende facendo. Lo sviluppo cognitivo in questa fascia d’età è infatti direttamente correlato alle esperienze vissute. Questo principio, per noi fondamentale in tutti i campi di esperienza, mette in luce il valore del corpo nel processo di apprendimento: solo sperimentando con il corpo e passando attraverso esperienze corporee il bambino può costruire il suo senso d’identità, integrare le diverse parti di sè in modo armonioso, entrare in relazione con l’altro e apprendere. L’apprendimento passa innanzitutto attraverso il corpo soprattutto nella fascia di età 0-6 anni. Per questo la nostra scuola promuove da anni un percorso di psicomotricità funzionale guidato da una psicomotricista esperta che segue la nostra scuola in un percorso che accompagna i bambini nelle sezioni Primule e Tulipani, mentre nella sezione dei Girasoli le attività legate al campo di esperienza “Il corpo e il movimento” si spostano in acqua in un percorso di acquaticità.
La psicomotricità funzionale usa il gioco come linguaggio condiviso per stimolare il bambino negli aggiustamenti globali sia a livello spazio-temporale, sia a livello relazione: dà spazio all’interiorità del bambino e attraverso il corpo permette di lavorare su più sfere del bambino, da quella cognitiva a quella relazione.
Il percorso di psicomotricità funzionale si inserisce a pieno titolo ed in maniera armoniosa nel percorso di avvio al gesto grafico secondo il Metodo Venturelli, utilizzato in tutte le sezioni, grazie ad un percorso di formazione e di ricerca-azione al quale hanno partecipato tutti gli insegnanti della scuola. Questo percorso parte dal presupposto che la padronanza del gesto grafico sia un lento processo di acquisizione che parte dai 30 mesi e che possa essere avviato attraverso accortezze pratiche da inserire nelle routine scolastiche, utilizzo di strumenti adatti all’affinamento delle abilità grosso e fino motorie. Il bambino apprenderà con gradualità i gesti ed i segni, la padronanza dello spazio-foglio e l’orientamento all’interno di questo: partendo da giochi con il corpo, passando a quelli con gli oggetti arriverà alle prime attività di sola astrazione e segno a matita attraverso un’interiorizzazione del segno grafico.

 

OUTDOOR EDUCATION

“Fuori si trova un’esperienza imperfetta ma autentica, in sintonia con il divenire e la vita, che si traduce nell’offerta di possibilità aperte, non definibili né orientabili a priori. Ne emerge un’educazione non soltanto del fare, quanto piuttosto dell’essere, dello stare e dell’andare, dello straordinario, ma soprattutto del quotidiano.” (M. Guerra)
Portare la scuola fuori…aprire le porte e fare scuola all’aperto è più di un semplice stare in giardino. E’ pensare ad uno spazio esterno che sia capace di accogliere il bambino nelle diverse stagioni per permettergli esplorare l’ambiente e di vivere la scuola all’aperto e nella natura. Lo spazio esterno è un’aula a tutti gli effetti, decentrata, ma capace di contenere esperienze formative e di stimolarle.
I nostri giardini sono stati in questi anni riorganizzati e pensati proprio per questi obiettivi, così come la presenza dell’orto scolastico.

 

LA PEDAGOGIA CRISTIANA

Non ultima la pedagogia di stampo cristiano, che ritrova le sue fondamenta nella figura di Gesù Cristo, primo maestro di vita, e poi in figure carismatiche che hanno dedicato la loro vita alla cura e all’educazione degli altri (Don Milani, Baden Powell, Madre Teresa di Calcutta,..) sono l’ispirazione alla nostra impostazione valoriale della scuola: la cura dell’altro come gesto basilare della relazione e del benessere, il volto dell’Altro come il volto di Gesù Cristo che si rivolge a noi, la vita di comunità come campo di crescita.
Il motto della nostra scuola è:

“Non si possono fare grandi cose, solo piccole cose con grande amore” (Madre Teresa di Calcutta)

Ogni anno il team educativo progetta un percorso di educazione religiosa che si integra al percorso annuale della sezione. Il progetto religioso è comunitario e coinvolge tutte le sezioni e si realizza attraverso attività svolte a scuola e momenti vissuti in chiesa. Il progetto costruisce anche un ponte con le famiglie che sono attivamente coinvolte nel progetto.